Se la tua colonna vertebrale è inflessibile e rigida a 30 anni, sei vecchio. Se è completamento flessibile a 60, sei giovane. Pertanto cura la tua colonna vertebrale mantenendola mobile; è di fondamentale importanza. Hai solo una colonna vertebrale: abbine cura.
Il “mal di schiena” descrive un insieme diffuso di sintomi dolorosi che si manifestano lungo la colonna vertebrale, rappresentando un notevole peso sociale e una fonte significativa di spese. Il disagio può concentrarsi in un’area specifica o diffondersi adiacentemente.

Un’attenta raccolta anamnestica e valutazione clinica, possono già indirizzare alla zona di partenza della patologia.
La colonna vertebrale, o rachide, costituisce uno degli elementi più resistenti del corpo umano, assolvendo a compiti fondamentali. Essa offre un supporto solido al tronco, assicura una stabilità imprescindibile, rende possibili i movimenti del tronco, delle braccia e della testa attraverso la sua flessibilità, e protegge il midollo spinale all’interno della sua struttura robusta.

La colonna vertebrale, dal punto di vista anatomico, è formata da un insieme di 33 vertebre impilate: comprende 7 vertebre cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali saldate insieme in un unico osso e 3 o 4 vertebre coccigee. La struttura è inoltre rinforzata dai dischi intervertebrali, dai muscoli e dai legamenti che ne garantiscono la funzionalità e la resistenza.

Il mal di schiena si può suddividere in base alla sua localizzazione nella colonna vertebrale: se il dolore si manifesta nella regione cervicale, ovvero la parte superiore della schiena e del collo, si parla di cervicalgia; nel caso in cui il disagio si trovi nella regione dorsale, cioè la parte centrale della schiena, si utilizza il termine dorsalgia; infine, per i dolori che affliggono la zona lombare, ossia la parte inferiore della colonna vertebrale, si fa riferimento alla lombalgia.

Tra i responsabili cause troviamo i seguenti aspetti:
Artrosi: una patologia degenerativa che colpisce le strutture ossee, come le vertebre, spesso considerata un normale segno dell’invecchiamento, simile alla comparsa di capelli canuti. Nonostante la presenza di alterazioni artrosiche, il dolore può variare: alcune persone ne soffrono, altre no, e persino la stessa persona può sperimentare periodi di benessere alternati a fasi dolorose. L’artrosi rappresenta dunque un fattore di rischio, ma non condanna necessariamente a una vita di sofferenza; è importante adottare misure preventive e comportamenti attenti per evitare di aggravare la condizione.

POSTURE VIZIATE: Il nostro corpo adotta posture viziate nella ricerca di una posizione che richieda il minimo sforzo. Tuttavia, una postura scorretta ne può generare altre in un effetto a catena, al fine di compensare e dare tregua ai muscoli stanchi, peggiorando però lo stato clinico generale. Si tende, per conservare un equilibrio e ridurre il disagio muscolare che può causare dolore, ad adottare una postura che possiamo osservare nell’illustrazione, con la testa protesa in avanti, la schiena arcuata all’indietro e l’addome sporgente.
DISCOPATIA: termine generico per indicare una sofferenza del disco intervertebrale che progressivamente si assottiglia e perde le sue fondamentali caratteristiche di ammortizzatore. Esiste un solo trattamento efficace:la prevenzione del dolore.
L’ernia discale rappresenta spesso l’ultima fase evolutiva della discopatia. Con il progredire della degenerazione dell’anello fibroso, o a causa di lesioni improvvise, il nucleo polposo può essere spinto fuori dalla sua posizione originaria, spostandosi verso l’esterno del disco intervertebrale. Questo spostamento può esercitare pressione su strutture estremamente sensibili, quali le radici nervose, provocando così l’insorgenza di dolori come la sciatalgia.



Oggigiorno, malgrado i progressi nelle tecniche chirurgiche, l’intervento si effettua esclusivamente in presenza di un danno acuto del nervo (quali perdita di forza, sensibilità o riflessi) oppure qualora il paziente non tolleri più il dolore e questo sia resistente ai trattamenti farmacologici. È fondamentale essere consapevoli che la chirurgia può risolvere il dolore irradiato, tuttavia, frequentemente, si possono verificare disturbi cronici alla schiena, poiché l’equilibrio delicato della colonna vertebrale può risultare compromesso.


SOVRAPPESO: è una concausa importante nella dorsalgia e nella lombalgia oltre che un elemento aggravante della sintomatologia per motivi prettamente meccanici facilmente intuibili.
Il fumo di sigaretta incide negativamente anche sui disturbi della colonna vertebrale. La diminuzione di ossigeno disponibile per i tessuti dorsali, causata dal fumo, favorisce il rischio di lesioni e ostacola i meccanismi di guarigione del corpo.
Un altro fattore che può contribuire alla genesi di tali disturbi è l’alterazione delle articolazioni faccettali, che rappresentano una causa diffusa di dolore e stanno alla base del 15-45% dei casi. In particolare, l’artrosi degenerativa di queste articolazioni è la tipologia più comune di dolore facettale. La raccolta dell’anamnesi e l’esame fisico possono fornire indizi in merito alla sindrome delle faccette articolari, pur senza poterne garantire una diagnosi definitiva. Nonostante l’ampio ricorso a tecniche di imaging come raggi X, risonanza magnetica, tomografia computerizzata e SPECT nell’indagine del mal di schiena, non si evidenzia una correlazione diretta e affidabile tra i sintomi clinici e le modificazioni degenerative rilevate nella colonna vertebrale.
La sintomatologia può variare in intensità, da lieve a grave, e può essere accompagnata da rigidità della parte interessata.
Le linee guida per la gestione clinica della lombalgia acuta si basano su solide evidenze, e suggeriscono l’uso della risonanza magnetica (MRI) solo in presenza di segnali d’allarme quali infezioni, tumori o sindrome della cauda equina. Non si raccomanda di effettuare la MRI in caso di lombalgia aspecifica. È consigliato posticipare gli esami di imaging per i pazienti con sospetta ernia discale o stenosi del canale vertebrale, basandosi sui sintomi caratteristici, per attendere il decorso naturale del miglioramento, che si verifica entro il primo mese nel 50% dei casi di ernia discale e radicolopatia. Dopo un mese di trattamenti conservativi, la MRI può diventare pertinente se si stanno valutando interventi chirurgici o iniezioni epidurali di steroidi, al fine di ottenere una chiara definizione anatomica.
La terapia può comprendere diverse modalità, tra cui interventi fisioterapici, l’impiego di farmaci, e l’esecuzione di esercizi mirati per la regione cervicale e per quella lombare. Inoltre, a seconda del caso specifico e della severità della condizione, possono essere prescritti trattamenti innovativi come l’ossigeno ozono terapia.
Nei casi meno gravi, anche misure semplici quali il riposo, l’applicazione locale di ghiaccio o calore, la pratica di esercizi di allungamento e il miglioramento della postura possono essere di grande aiuto nel mitigare i disturbi.

In alcuni casi, per eliminare il dolore alle faccette articolari, i pazienti possono trarre beneficio da interventi specifici come la neurolisi, mediante radiofrequenza o crioablazione.
Qualora il dolore alla schiena dovesse rivelarsi persistente o particolarmente intenso, si raccomanda vivamente di rivolgersi a un medico specialista. Solo un professionista infatti può effettuare una diagnosi accurata e sviluppare un piano di trattamento su misura per le esigenze del paziente.
